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La Pasqua a Licodia Eubea ... Cenni storici


Addolorata
Le celebrazioni della Settimana Santa in Licodia Eubea rivestono particolare importanza in tutto l'interland della Provincia.
Antichissima, la Pasqua in Licodia vede gli albori nel 1565, allorché il Canonico Dott. Sacerdote Don Ascenzio De Pisanis, proveniente dalla Spagna, coadiuvato dalla presenza di molti Sacerdoti e monaci locali, nonché da chierici diocesani e fedeli, ebbe cura di raccogliere ed ordinare con certosina perizia tutta una serie di elementi religiosi greci bizantini, normanni, svevi e spagnoli con l'obiettivo principale di celebrare solennemente la morte e la resurrezione di Cristo.
Le celebrazioni iniziavano all'epoca il Mercoledì delle Ceneri: da quel momento e fino alla Crocefissione del Venerdi Santo era un ripercorrere con profondo pathos la via dolorosa verso il Calvario.
Oggi le manifestazioni religiose, pur avendo perso molto del passato, mantengono in parte la tradizione iniziata nel XVI secolo e si celebrano secondo un calendario molto ricco che prevede anche eventi culturali e folkloristici.
Si da avvio al triduo pasquale nella serata del mercoledì, con la processione del "Cristo alla Colonna", che lascia la Chiesa del Rosario, dove viene custodito, per raggiungere a tappe tutte le altre Chiese parrocchiali.
Questo è anche il momento, storico per Licodia, dei canti e dei lamenti che faranno da cornice a tutte le celebrazioni: protagonisti i cantori licodiani, che si tramandano di padre in figlio il compito di eseguire antichi canti, che diventano poi veri "lamenti" e la cui pronunzia è il risultato della rielaborazione orale dei brani ufficiali della liturgia latina.
Il Giovedì Santo è tutto dedicato alle celebrazioni eucaristiche e alla visita notturna agli altari della riposizione, nel passato indicati come "visita ai sepolcri".
Il momento forte del triduo pasquale, il più coinvolgente dal punto di vista religioso e psicologico, è il Venerdi Santo, per partecipare al quale moltissimi concittadini rientrano dalle Nazioni di emigrazione, dove vivono stabilmente da decenni.
Intorno alle 10,30, in Piazza Vittorio Emanuele, si assiste alla "Giunta", cioè all'incontro tra il Cristo tirato da Circello proveniente dalla chiesa di S. Lucia, e l'Addolorata, che proviene dalla chiesta del Crocifisso.
I due simulacri si avviano verso la chiesa del Crocifisso, dove già si sta procedendo, alla presenza di una marea di persone, alla "vinnita" della Croce: il privilegio di portare sulle spalle questo pesante legno sino al Monte Calvario, in segno di devozione e penitenza per grazia ricevuta, se lo aggiudica ai tempi nostri chi offre più soldi fra i diversi aspiranti portatori.
Tutto avviene in pochi minuti: la tradizione vuole che l'asta si esaurisca nel momento in cui appaiono in lontananza i due simulacri.
Caratteristica l'ascesa verso il Calvario con il portatore vestito di una bianca tunica e caricato della Croce che viene issata e posizionata per il rito successivo.
Nel pomeriggio, intorno alle ore 17,00 e dopo la celebrazione liturgica della Passione nelle chiese parrocchiali, inizia dalla Chiesa Madre la solenne processione di Cristo nell'Urna "U Signori a Cascia" e dell'Addolorata: una folla più o meno silenziosa segue le statue sino al Monte Calvario, dove si rinnova il rito della Crocifissione.
Dal Monte Calvario le sacre immagini vengono accompagnate alla Chiesa dei Cappuccini, percorrendo antiche viuzze che all'imbrunire, in questa speciale occasione, si avvolgono di un alone mistico.
Dopo una sosta di circa due ore nella Chiesa dei Cappuccini, nel corso della quale ai fedeli viene data la possibilità di andare "a fari a paci co' Signori", in tarda serata muove una lunga processione al seguito del Cristo morto nell'urna fino alla Chiesa Madre, seguendo un andamento particolare, quello "ca' nnacata", cioè due passi avanti e uno indietro.
Suggestivo, poi, ascoltare le Sette Spade che subito dopo vengono cantate mentre si riaccompagna nella Chiesa del Crocifisso il simulacro di Maria Addolorata.
In passato durante il Sabato santo nella Chiesa Matrice si assisteva ad una funzione religiosa molto suggestiva: a mezzogiorno, mentre le campane di tutte le chiese annunciavano il grande prodigio della resurrezione, davanti all'altare maggiore avveniva la cerimonia della "Calata a' Tila", cioè la caduta di una tela di lino di forma rettangolare, tessuta dalle fanciulle vergini di Licodia e dipinta da un pittore di Palazzolo Acreide.
In essa è raffigurata tutta la passione di Cristo insieme ad immagini di vita licodiana.
Quando la tela cadeva per terra appariva l'immagine del Cristo resuscitato.
Le credenze popolari davano una importanza straordinaria al modo in cui cadeva la tela, se si ripiegava ordinatamente si prevedeva un ricco raccolto, se invece si ripiegava disordinatamente i contadini temevano una brutta annata.
Si può così immaginare con quale trepidazione ed ansia si aspettava il Sabato Santo. La funzione fu sospesa alla vigilia della seconda guerra mondiale, ma la tela è stata conservata ed è attualmente esposta nella chiesa Madre quale documento di questa antica tradizione.
Le manifestazioni religiose della settimana Santa si concludono la domenica pomeriggio con la "Giunta", l'incontro tra la Madonna, avvolta da un manto nero e portata a spalla dai giovani del quartiere, ed il Cristo Risorto.
L'incontro viene annunciato da due giovani che portano uno stendardo azzurro (il colore della Madonna) e rosso (il colore di Cristo).
Durante l'annunciazione i due portatori, con volteggi spericolati, mettono in mostra la loro abilità e prestanza fisica.

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